Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR): il Tribunale di Cosenza riconosce il diritto alla ricostruzione di carriera per il servizio prestato a tempo determinato.

Il Tribunale di Cosenza, con sentenza dell’aprile 2021, ha accolto il ricorso patrocinato dall’Avv. Francesco Americo della FLC CGIL Regionale del Lazio e Nazionale, di un lavoratore del CNR, assunto a tempo indeterminato con qualifica di tecnologo presso l’Istituto sull’inquinamento atmosferico, che chiedeva il riconoscimento dell’anzianità maturata in forza di contratti a termine e quindi la definizione di una nuova ricostruzione di carriera.

Il ricorrente aveva iniziato a lavorare presso il CNR con contratti a termine nel 2004 e gli stessi erano stati prorogati nel corso del tempo. All’atto dell’immissione in ruolo, avvenuta nel 2012, si era visto azzerare l’anzianità di servizio. Presentava dunque ricorso al giudice del lavoro, assistito dall’Avv. Francesco Americo, al fine di vedersi riconosciuti e valutati, ai fini della ricostruzione di carriera, i periodi di lavoro svolti dal 2004 al 2012  nello stesso profilo, svolgendo le medesime mansioni sia durante il precariato che dopo il ruolo.

Il CNR chiedeva il rigetto del ricorso affermando che non sussisteva l’unicità del rapporto di lavoro, che l’assunzione nei ruoli aveva dato luogo alla costituzione di un nuovo rapporto e che sussistevano ragioni oggettive per i contratti a tempo determinato.

Il Tribunale, richiamando il diritto vivente, ha statuito per la non sussistenza di quelle “ragioni oggettive” che giustificherebbero il mancato riconoscimento dell’anzianità preruolo, concludendo per la parificazione, in termini di esperienza e bagaglio conoscitivo, dell’esperienza lavorativa prima e dopo l’assunzione in ruolo.

Il Giudice ha pertanto dichiarato il diritto del ricorrente a vedersi considerare, ai fini dell’anzianità lavorativa e della maturazione delle conseguenti fasce stipendiali, l’intero periodo di lavoro prestato a tempo determinato presso il CNR prima della sua assunzione a tempo indeterminato e, per l’effetto, ha condannato l’Ente al pagamento delle conseguenti differenze retributive.

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